IL LUOGO, STORIA, LINGUA E LE PERSONE DELLE ALPI COZIE

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Frammenti dai Giornali

dalla Gazzetta del Popolo 23 maggio 1924

Casse rurali e politica
nel processo della Cassa di Bagnolo

Ormai il processo ha preso un'andatura monotona. Sfilano i rappresentanti delle Case Rurali, taluni in veste sacerdotale, altri in quella contadinesca, gli uni e gli altri concordi nell'affermare di essersi illusi, di aver creduto di far un ottimo affare confidando i depositi alla Cassa di Bagnolo. Quanta parte abbia avuta la gerarchia ecclesiastica in questa fiducia non č detto.

Un veto inefficace

Da Roma era venuto il veto ai sacerdoti di partecipare direttamente alle Amministrazioni di queste Casse. Si era giustamente intuito il pericolo della mescolanza delle cose sacre colle profane, del danno alla dignitā sacerdotale facendola partecipe di interessi pecuniari, di cambiali, di sconti, di provvigioni, di tutto quell'armamentario di banca che nulla ha di comune con la spiritualitā del sacro ministero. Ma anche nel campo cattolico fatta la legge, trovata, la scappatoia. Se i parroci rinunciarono alle cariche di presidenti o di gestori delle Casse, ufficialmente assumendo il nome di patroni spirituali, in realtā parecchi di essi agirono come veri direttori, anzi talora varcarono i limiti delle attribuzioni a questi conferite dagli statuti, ingolfando le Casse in debiti e trascinandole al fallimento, oppure a disastrose liquidazioni. Il fenomeno merita studio, perché varca i limiti di un singolo episodio per assumere ad indice di metodi di un partito politico che ha creduto di crearsi clientele a mezzo di una serie. di interessi, di affari, di vincoli finanziari, di adescamenti alla semplicitā contadinesca per attirarla nella propria orbita, imitando il sorgere e l'organizzarsi di altro partito. Il processo presenta ancora un altro spettacolo nel livore col quale gli antichi amici, i reciproci turibolatori dell'epoca delle vacche grasse, ora si dilaniano, non perdonandosi le imprudenze, le ingenuitā, le esaltazioni sul benessere della Cassa alla quale affidarono i sudati risparmi dei contadini. Una postilla importante: Ricordiamo i principali episodi che emersero dalle deposizioni testimoniali.
Michele Gastino, presidente della Cassa di Andezeno, dice che don Brizio, il direttore, aveva fatto un deposito a Bagnolo di 600 mila lire. Gli amministrati pensarono: " E' un po' troppo! " il guaio si č che don Brizio aveva versate altre 500 mila lire senza che gli amministratori della Cassa lo sapessero. Egli diceva: " So ben io come vanno le cose !". Alla fine d'anno veniva l'on. Zaccone a presiedere l'assemblea e incoraggiava a versare, capitali alla Cassa di Bagnolo, dicendo che rendevano in misura maggiore. Don Brizio recavasi sovente a Bagnolo. Udė quando questi, rivolgendosi all'on. Zaccone, gli diceva: " Siamo sull'orlo del fallimento, aiutatemi. Mi avete rovinato! ". Furono restituite circa 70 mila. lire.



 

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